*** cose da sexy shop ***

27/06/2005

Hitler e le bambole gonfiabili (ROTFL)

Bambola gonfiabile in guerra (non riesco a smettere di ridere)

Era l'idea di Hitler per i soldati ROMA, 26 GIUGNO 2005 - Una bambola gonfiabile per i soldati. Fu Adolf Hitler a commissionare nel 1941 al dottore danese Olen Hannussen il primo giocattolo erotico del mondo. Di aspetto rigorosamente ariano, la bambola doveva permettere ai militari tedeschi di soddisfare i loro bisogni sessuali, evitando così le malattie veneree e preservando la purezza della razza.

Le istruzioni del Fuhrer sull'aspetto fisico della bambola - scrive il giornale conservatore spagnolo 'Abc' citando un quotidiano norvegese - erano ben precise: ''Di grandezza naturale, doveva somigliare a una bella donna di pelle bianca, capelli biondi, dolci occhi azzurri, alta 1,76, labbra e seni giganti, gambe, braccia e testa articolate e un ben disegnato ombelico''.

Nell'idea di Hitler, il giocattolo sarebbe stato incluso nello zaino di ogni soldato del Reich tra altri oggetti vitali. Il prototipo, in plastica galvanizzata, doveva essere fabbricato a Dresda, spiega 'Abc', secondo il quale il giornale norvegese documentava l'incarico con una delle lettere inviate a Hannussen. Responsabile diretto del progetto era Heinrich Himmler, capo della temuta SS.

Le cose, però, non andarono come previsto perché una bomba degli alleati distrusse la fabbrica che aveva ricevuto l'incarico di sviluppare l'inconsueta commissione. Fine dello stravagante piano, ma almeno il Fuhrer si risparmiò il singolare merito di diventare il 'padre' della prima bambola gonfiabile.

fonte: quotidianonazionale.it
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Lattuga, il viagra naturale degli Egizi

La pianta che dette origine alle nostre insalate contiene una sostanza afrodisiaca


Da oltre un secolo gli archeologi cercavano di spiegare un’associazione apparentemente insensata: negli antichi bassorilievi egiziani, il dio della fertilità Min è sempre raffigurato sessualmente eccitato; davanti a lui i fedeli (maschi) invocano il suo miracoloso aiuto offrendogli cespi di lattuga, una verdura adatta a propiziare sonni tranquilli piuttosto che brillanti prestazioni sessuali.

Eppure, quei bassorilievi parlano chiaro: Min è inequivocabilmente «itifallico» e i geroglifici sottolineano che il suo membro si accendeva di visibile desiderio e la sua faccia si illuminava di entusiasmo proprio perché i fedeli gli offrivano della lattuga. Insomma, al dio Min la lattuga faceva un «effetto Viagra» e gli antichi egizi lo sapevano così bene che quando nemmeno la lattuga faceva l’effetto sperato, si rivolgevano al dio per chiedere il suo miracoloso intervento. Naturalmente, portandogli in dono cespi di lattuga.

Già nell’antichità questa preziosa conoscenza andò perduta e nel mondo greco-romano si diffuse l’idea contraria, cioè che la lattuga fosse un ottimo calmante sessuale. Il celebre medico greco Discoride, ad esempio, sosteneva che bere il seme di lattuga domestica evitava le fantasie erotiche notturne «et prohibisce l’uso di Venere»; il romano Plinio premeva sullo stesso tasto parlando di un tipo di lattuga che già dal nome (astytis = «non sono in erezione») annunciava desideri blandi e sicuri insuccessi sessuali.

Passarono tanti secoli e la lattuga arrivò ai nostri giorni con la sua fama di leggero sedativo generale adatto persino a calmare bambini insonni. Solo gli egittologi continuavano a interrogarsi sulla strana associazione tra le vistose esuberanze di Min i cespi di lattuga, ma il mistero sembrava destinato a rimanere tale. Ora l’enigma è stato risolto e la vecchia lattuga ha rivelato preziose caratteristiche dimenticate da millenni: assunto a basse dosi, il lattice che affiora dagli steli fioriferi spezzati della Lactuca serriola, una lattuga selvatica «madre di tutte le lattughe», è davvero un blando calmante ma, a dosi maggiori, garantisce un sicuro «effetto Min».

A risolvere l’enigma è stato il paleobotanico italiano Giorgio Samorini, specialista di piante e composti psicoattivi e direttore della rivista «Eleusis», edita dal museo Civico di Rovereto (Trento). Samorini ha affrontato il problema partendo dalle origini, cioè prendendo in esame l’amara lattuga selvatica (Lactuca serriola) che gli egizi coltivavano almeno fin dal IV-III millennio avanti Cristo e con la quale produssero, per selezione, le varie specie di lattughe che noi tutt’oggi mangiamo.

«Quando è raffigurata sulle tavole d’offerta — spiega Samorini — la lattuga è disegnata come singola pianta di colore verde-azzurro e la vediamo adagiata sotto mazzi di "ninfea azzurra", un altro vegetale con proprietà psicoattive. In altri casi è raffigurata verticalmente, alternata a vasi pieni di vino, e ha una forma appuntita, a cipresso, che ne rende più difficile l’identificazione. Considerazioni di carattere etnobotanico mi hanno portato alla convinzione che la lattuga di Min fosse una lattuga selvatica, la Lactuca serriola; appunto quella che ho preso in esame. Con una serie di auto-sperimentazioni ho verificato che assumendo fino a 1 grammo di lattucario, il lattice che affiora dagli steli recisi, prevalgono gli effetti sedativo-analgesici dovuti alla presenza di sostanze come lattucina e lattupicrina; a dosi maggiori, cioè 2 o 3 grammi, prevale invece l’effetto stimolante e allucinogeno indotto dall’alcaloide tropanico, una sostanza presente nelle Solonacee allucinogene quali il giuquiamo, la mandragora e la datura». «Queste differenti reazioni dovute al diverso dosaggio — continua Samorini — possono spiegare perché in Europa, essendo noti solo gli effetti analgesici e simil-oppiacei, prevalse per secoli l’idea che la pianta avesse la capacità di spegnere gli ardori sessuali degli adulti e di favorire il sonno dei più piccoli. In alcune aree della Calabria è rimasta l’usanza, nel giorno della commemorazione dei defunti, di consumare l’amara lattuga selvatica e di bere vino accanto alle tombe dei parenti. Insomma, continua l’impiego della lattuga selvatica come calmante. In Egitto, invece, sembra che Min abbia lasciato qualche ricordo ed è opinione diffusa che chi mangia tanta lattuga avrà tanti figli».

La Lactuca serriola è tutt’oggi la più comune fra le specie selvatiche del bacino del Mediterraneo. Cresce a cespi isolati nei prati, ma anche in città, lungo i muri o a ridosso dei marciapiedi, ma per i non esperti è difficile riconoscerla come una lattuga. Ha foglie allungate dal contorno frastagliato e un colore azzurrognolo che permette di distinguerla dalle altre specie selvatiche. Da millenni è sotto gli occhi di tutti, ma da tempo avevamo dimenticato il tesoro nascosto nel suo lattice bianco. Tesoro che ora Samorini ha riportato alla luce. «Credo che il mio studio abbia risolto un enigma etnobotanico e dato una spiegazione convincente dell’associazione tra il dio Min e la lattuga — conclude il paleobotanico —, ma non credo affatto che la scoperta del potere afrodisiaco del lattucario possa avere qualche ricaduta pratica. Oggi in farmacia si possono trovare soluzioni decisamente più pratiche dell’andare per prati in cerca di Lactuca serriola».

fonte: Viviano Domenici - corriere.it
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In crescita i tradimenti online

«Ormai anche nella Penisola si registrano i primi casi di divorzio per colpa della Rete. Spesso conseguenze di tradimenti virtuali, ma non meno dolorosi, capaci di mettere in crisi il matrimonio e la fiducia nel partner». Parola di Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta direttore della Scuola di specializzazione in psicoterapia cognitivo-interpersonale e docente di Psichiatria presso l'università Gregoriana di Roma, che sta seguendo alcuni casi di nozze in fumo per colpa di passioni nate sul web. Cantelmi, che al 'Tradimento online' ha dedicato un libro scritto insieme a Valeria Carpino (FrancoAngeli), spiega che «ormai il web è la seconda miniera di incontri e relazioni affettive, subito dopo i luoghi di lavoro. Ma nasconde insidie per i frequentatori della Rete che sono già in coppia».

Secondo lo psichiatra, che ha studiato il fenomeno della cyber-dipendenza e dei 'drogati del web', «un cybernauta fidanzato o sposato su tre rischia di incappare nel tradimento virtuale, e di veder andare in fumo la sua relazione». Insomma, da fonte di informazione globale capace di annullare le distanze, Internet si sta trasformando in una bomba a orologeria per le coppie. «Il problema è che in questi casi - racconta Cantelmi - si scopre di avere accanto a sè magari da anni uno sconosciuto, che nelle relazioni online riesce a liberare parti di sè di cui magari non è neanche consapevole. Un trauma per il traditore, ma anche per il partner».

Non a caso, prosegue Cantelmi, a chiedere il divorzio è spesso il partner tradito. «Non riesce più ad andare avanti, dopo aver scoperto un 'alieno' in casa». E nonostante quello online sia spesso un tradimento virtuale, non è meno doloroso. «Le persone che si conoscono in chat e si innamorano - spiega l'esperto - dicono di aver vissuto un'emozionalità travolgente, più intensa di quella sperimentabile nel contatto reale. Forse anche perchè ci si costruisce nella mente un amore perfetto, difficile da trovare nella vita vera».

E a fare più male è proprio un adulterio occasionale, quello portato avanti da chi normalmente non tradirebbe mai, nè ammette questi comportamenti.
«È l'adulterio che fa soffrire di più, perchè in questo modo - continua l'esperto- si scopre una parte di noi in contraddizione con l'immmagine che avevamo di noi stessi. Ma anche che trasmettiamo agli altri». Insomma, ci si scopre diversi, ma anche il partner tradito si ritrova, in modo brusco, ad avere uno sconosciuto accanto.

Secondo Cantelmi quello delle coppie in crisi per colpa del web è un fenomeno nuovo, ma in crescita. Che rischia di rivelarsi molto pericoloso. «Stiamo seguendo anche mogli e mariti in terapia di coppia per questo problema, che quindi stanno cercando di risolvere questioni esplose dopo un tradimento online», precisa Cantelmi.

fonte: La Stampa
(che si accorge del fenomeno dopo circa dieci anni dalla sua comparsa, con le BBS e IRC)

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22/06/2005

nove tipi porno

preso da studenti.it (incredibile ma vero, questi si preoccupano di dare queste informazioni agli studenti.. e poi ci lamentiamo se litaglia è sempre più un paesedimmerda)

Pornografia: quelli che la usano (alzi la mano che non ha dato una sbirciatina almeno una volta nella vita) non sono tutti uguali. Una ricerca Eurispes individua 9 tipi diversi. E tu quale sei o meglio a quale tipo ti avvicini?

Il giovane principiante
Appartiene a tutte le classi sociali. Su 900.000 ragazzi, è stato stimato che gli "apprendisti" sono il 60%.  Il giovanissimo "apprendista" si procura riviste, fumetti giapponesi Manga e Hentai per passarli ai compagni di scuola. Anche alle compagne, talvolta. A casa compulsa la porno rete, con perizia spesso superiore a quella dei genitori. 

L'incallito di vecchio tipo
E' uomo solo o isolato, prevalentemente di una certa età. Ma e' anche il carcerato o il militare che vive una quotidianita' di soli uomini. Per costrizione o per generazione, si tiene lontano dai nuovi mezzi di comunicazione. E' il consumatore delle care vecchie riviste, al massimo di cassette e Dvd, se ha la possibilita' di avere un lettore. Se solitario, l'"incallito di vecchio tipo" usa la pornografia anche come compagnia. Se coatto, come succedaneo dei rapporti affettivi e sessuali mancanti. Se militare, come rito obbligatorio di mascolinità. Rispetto al suo universo statistico di riferimento incide in misura del 3% e raduna intorno a se' poco meno di 600.000 confratelli. 

Il rapito dallo schermo
I "rapiti dallo schermo" sono quasi 3 milioni, il 14% del loro universo statistico di riferimento. Giovane, comunque non oltre i 40 anni. Vive di pane e realta' virtuale. Puo' vivere da solo, in famiglia oppure in coppia, magari con figli. Talvolta asociale, talvolta no, non rinuncia alla Tv all sex, a ciclo continuo, a costo di confinarla in uno sgabuzzino. Non disdegna i video, ma non ne va pazzo. Ha sicuramente una web cam e, quindi, un po' di soldi da spendere. 

Habitueé di coppia
E' il "consumatore forte" del Terzo Millennio. Costituisce l'11% del suo universo statistico (circa 2 milioni di soggetti). Non puo' fare a meno dell'accudimento sessuale: oggetti comprati nei sexy shop, viagra, moglie accanto, o fidanzata, o amante o donna-di-una-notte, o partouse. Sceglie con cura il genere di porno che gli piace. Compulsa la pornorete solo per creare il proprio archivio di specialita'. Predilige Dvd, con lettore e schermo davanti al letto. Compra film in pay per view, ma preferisce le cassette da collezione. Gira filmini con le cineprese digitali, scatta foto con il telefonino. 

Donna in coppia
Rispetto ai 13 milioni 230mila coetanee rappresenta la ragguardevole percentuale del 9%. Le "donne in coppia" sono 1.100.000. Forse, da sola, al porno non ci avrebbe mai pensato. Comunque non lo compra se non e' con lui. E con lui si rifornisce nei sexy shop di abbigliamento adatto e altri gadget. Talvolta e' una frequentatrice di prive'. Moglie, fidanzata, amante, e' la-donna-che-lavora o la casalinga. Ma puo' essere anche omosessuale e in questo caso il suo lui e' una lei. Appartiene alla fascia d'eta' tra i 20 e i 49 anni. La sua consistenza dovrebbe combaciare con quella del partner abitue' di coppia. Invece non coincide: lui di donne ne cambia tante e tra queste molte vedono un film con lui, magari solo una volta, e poi basta.

La mosca bianca
Le "mosche bianche" sono 145.000. Singola, ma non necessariamente sola, e giovane, non oltre i quaranta anni. Frequenta sexy shop e videoteche senza curarsi di essere un'eccezione. Fraternizza con omosessuali d'ambo i sessi. Studia o ha un lavoro. Naviga in Internet, ma non tanto sui siti pornografici commerciali quanto nelle aree del sesso no profit. E' una patita degli annunci e non disdegna incontri al buio, reali o virtuali. Nel milieu delle internaute ardimentose si trova in vasta compagnia. Ma come acquirente di porno in prima persona rappresenta solo l'1% del suo universo statistico di riferimento.

Al telefono irrequieto
Il "telefonista irrequieto" rappresenta solo il 2% dei 19.600.000 potenziali pornofili. Di telefonisti come lui ce ne sono quasi 400.000. E' sufficientemente benestante da possedere un telefonino UMTS o un palmare o un buon video telefonino non satellitare. Ha la valigetta 24 ore. Talvolta e' work-alcoholic, dipendente dal lavoro. Fotografa e scambia foto. Se "erotiche", meglio. Compulsa la pornorete, vede i video (solo Dvd) e compra film dalle televisioni a pagamento. Ma non e' collezionista. Accoppiato o scapolo, preferisce il porno a portata di mano, da gustare all'aeroporto, in mezzo alla gente e in attesa del proprio volo.

Al telefono metodico
Fa parte del gruppo del milione di pornofili amanti della chiacchiera sporcacciona. Corrisponde al 5% dell'universo statistico di riferimento. Da casa o dall'ufficio, la telefonata e' quella "erotica", a scopo onanistico o solo per curiosita' o per passare il tempo. Se e' un vero metodico della telefonata, e' anche un consumatore di porno di tutti i tipi: dalle riviste al porno on line. 

Il navigatore

Combacia perfettamente con il numero dei potenziali pornofili. E con buona parte di quello delle potenziali pornofile. E' il casuale, talvolta anche surfista. In quest'ultima versione guarda una cassetta Vhs, un Dvd o compra un pay per view "quando la moglie e' in vacanza". Il che puo' succedere anche una volta ogni due anni o una volta nella vita. Altrimenti e' quello/quella che per curiosita' o per caso ha guardato comunque una pornovisione in vita sua.

fonte: studenti.it (complimenti!)

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